L’Architettura di Mare
Scritto da:
Samuel Quagliotto
Date:
Aprile 18, 2026
L’Architettura di Mare
L’Architettura di Mare: Il Limite: come Rituale di Pietra e Luce
Il Mare come Orizzonte dell'Anima
Progettare sul mare non significa semplicemente costruire una casa con vista sull’acqua. Per l’Atelier Samuel Quagliotto, l’architettura marittima rappresenta la sfida suprema del “limite”: quel punto esatto dove la solidità della terraferma incontra l’infinito mutevole dell’oceano. Se nelle colline dell’Umbria o tra i vicoli delle città d’arte cerchiamo la protezione e l’introversione, sul litorale — che sia la costa laziale vicino a Latina, le scogliere toscane o le terre selvagge della Sardegna — l’architettura deve farsi “evocativa”.
Vivere sul mare è un’esperienza che coinvolge ogni senso: è il riflesso abbacinante del sole sulle onde, l’odore salmastro che penetra nei materiali, ma soprattutto è il suono costante della risacca. Una casa sul mare deve essere un dispositivo capace di amplificare questi elementi, trasformando la presenza dell’acqua in un rito quotidiano di curiosità e contemplazione. Non si tratta di occupare il paesaggio, ma di stabilire un segno costruito che ne esalti la bellezza ancestrale, che si tratti delle dune dorate di Sabaudia o delle scogliere di granito della Gallura.
La Lezione dei Maestri: L'Architettura come Frammento di Paesaggio
Per definire una nostra via all’architettura di mare, guardiamo a quegli autori che hanno saputo interpretare la costa non come un fondale, ma come una materia viva.
- Can Lis di Jørn Utzon: La Sinestesia della Pietra. A Maiorca, Utzon ha costruito una casa che è un poema dedicato alla luce e al mare. Utilizzando il marès, la pietra locale, Can Lis sembra emergere dalla scogliera stessa. Le aperture non sono semplici finestre, ma profondi cannocchiali che inquadrano l’orizzonte, filtrando la luce in modo che il mare diventi un’opera d’arte sempre diversa. Qui, il rapporto visivo e sonoro è totale: l’architettura funge da cassa di risonanza per il rumore delle onde.
- Hanne Kjærholm: La Precisione del Vetro e del Mattone. La Villa Kjærholm è una lezione di rigore e trasparenza. Qui, la struttura si fa leggera per permettere alla natura circostante — le dune, l’erba mossa dal vento — di diventare parte integrante dell’abitato. È una simbiosi che nasce dalla precisione geometrica che non teme il confronto con la forza del paesaggio costiero.
- Michele Busirri Vici e il Litorale Pontino: Nelle sue opere tra Sabaudia e il Circeo, Busirri Vici ha creato un linguaggio “mediterraneo” unico. Le sue forme bianche, plastiche e organiche sembrano modellate dal vento e dal mare. Queste case non interrompono la linea delle dune; al contrario, ne diventano l’accento poetico, integrandosi con la macchia mediterranea in un equilibrio perfetto tra artificio e natura.
- Alberto Ponis e la Sardegna: L’Incastro nella Roccia. Ponis ci insegna come l’architettura debba “adagiarsi” tra i massi di granito. Le sue case in Sardegna sono percorsi, viottoli che diventano stanze, dove la roccia preesistente entra nell’interno, ricordandoci costantemente che siamo ospiti di una natura potente.
Scolpire il Paesaggio: Le Dune e le Scogliere
L’intervento dell’architetto sul litorale deve essere un atto di estrema sensibilità. Progettare sulle dune di Latina o sulla costa toscana significa proteggere un ecosistema fragile. Il segno costruito deve essere “necessario”: una linea di muro in pietra che protegge dal vento, una terrazza che si protende verso il tramonto, un patio interno (richiamando lo tsuboniwa giapponese di cui abbiamo parlato nel settimo articolo) che offre rifugio dal calore estivo.
L’architettura di mare che proponiamo è un’architettura di “punti di vista”. Ogni ambiente è studiato per celebrare un momento diverso della giornata: la luce radente del mattino che entra in cucina, l’ombra profonda del portico nel pomeriggio, la vista della luna che si specchia sull’acqua dalla camera da letto. Il paesaggio non è subito, ma è “organizzato” attraverso la costruzione, dando valore a ciò che è già presente: un pino marittimo piegato dal libeccio, un affioramento roccioso, la linea infinita dell’orizzonte.
Verità Materica e Resistenza Salmastra
Come negli articoli precedenti, la verità dei materiali rimane la linfa vitale del progetto. Sul mare, questa scelta assume anche una valenza tecnica fondamentale. I materiali devono essere capaci di resistere all’erosione del sale e del vento, ma devono anche sapersi “integrare” cromaticamente con il contesto.
Privilegiamo la pietra locale, che possiede lo stesso DNA della costa, e legni come il teak o il rovere trattato naturalmente, che sotto l’azione del sole e del sale acquisiscono quella tonalità grigio-argentea così tipica delle architetture nordiche e mediterranee di qualità. Il mattone Petersen, con le sue sfumature calcinate dal fuoco, è perfetto per dialogare con la sabbia e con la luce cruda del litorale. Questi materiali non si degradano; si trasformano, celebrando l’unione tra l’opera dell’uomo e la forza degli elementi.
La Simbiosi Sonora: Abitare il Rumore del Mare
Un aspetto spesso trascurato nell’architettura di mare è la componente sonora. Una casa sul mare deve essere progettata come uno strumento musicale. La disposizione dei volumi, l’orientamento delle aperture e la scelta delle superfici materiche influenzano il modo in cui il suono delle onde penetra all’interno.
Nell’Atelier, cerchiamo di creare spazi dove il suono del mare non sia un rumore di fondo, ma un elemento di compagnia costante che favorisce il rallentamento e la meditazione. È un invito a riscoprire la propria natura umana attraverso la forza ritmica dell’acqua. Questo “rituale sonoro” è ciò che trasforma una vacanza in un’esperienza di vita profonda, dove il tempo è scandito non dall’orologio, ma dalle maree.
Condivisione e Rispetto per la Biodiversità Marina
Come abbiamo visto per il giardino, anche l’architettura di mare deve aprirsi alla coabitazione. Progettare sul litorale significa rispettare le rotte migratorie, la flora delle dune e la fauna costiera. Un approccio sostenibile olistico ci spinge a minimizzare l’impermeabilizzazione del suolo e a utilizzare piante autoctone — tamerici, ginepri, essenze della macchia mediterranea — che richiedono poca acqua e che si fondono con il paesaggio esistente.
Il giardino di una casa sul mare non deve essere un prato verde alieno, ma una prosecuzione della duna o della macchia. È uno spazio dove l’uomo, gli uccelli marini e la vegetazione pioniera convivono in un equilibrio delicato e prezioso.
Conclusione: Un Nuovo Monumento al Quotidiano sul Mare
In definitiva, l’architettura di mare dell’Atelier Samuel Quagliotto non è un’architettura di ostentazione, ma di ascolto. Che si tratti di intervenire sul litorale di Latina o sulle coste toscane, l’obiettivo rimane quello di creare un rifugio che sia al contempo un’opera di land-art: un segno umano che non ferisce la natura, ma la celebra.
Attraverso lo studio dei maestri come Utzon, Ponis e Busirri Vici, cerchiamo di restituire al mare la sua sacralità. Ogni casa è un invito alla curiosità, un viaggio immobile verso l’orizzonte, dove la pietra, la luce e il suono si fondono in un’unica emozione. Abitare sul mare, con la consapevolezza della materia e il rispetto del paesaggio, è il modo più alto per onorare la bellezza del mondo e ritrovare, finalmente, il proprio centro.
L’Architettura di Mare
L’Architettura di Mare
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